CARLOS, IL TERRORISTA CHE HA FATTO TREMARE I POTENTI

Data ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2011

LA STORIA DI Ilich Ramírez Sánchez, L’ATTIVISTA VENEZUELANO CHE ABBRACCIO’ LA CAUSA PALESTINESE E IL MARXISMO TRA GLI ANNI ’70 E ‘80

Lo scorso aprile il canale satellitare Fx ha trasmesso la miniserie televisiva dedicata a Ilich Ramírez Sánchez – meglio conosciuto come Carlos, Lo sciacallo, o più completamente Carlos lo sciacallo – terrorista venezuelano marxista che abbracciò tra gli anni ’70 e ’80 la causa palestinese. La miniserie, di tre puntate, ha anche vinto il Golden Globe 2011 come miglior miniserie. L’attore che interpreta Carlos, Edgar Ramirez, ha avuto una nomination come miglior attore protagonista.


NASCITA E FORMAZIONE – Ramírez Sánchez nasce a Caracas, Venezuela. Suo padre, un avvocato marxista, gli diede il nome Ilich traendolo dal patronimico di Lenin. Studia a Caracas e in seguito partecipa al movimento giovanile del partito comunista nazionale nel 1959. Oltre alla sua lingua, lo spagnolo, impara l’arabo, il russo, il francese e l’inglese. Dopo la partecipazione con suo padre alla Terza Tricontinentale nel gennaio 1966, passa l’estate a Camp Mantanzas, una scuola di guerriglia gestita dal General Intelligence Directorate cubano e tenuta nei pressi della capitale dell’isola. Sempre nel 1966, dopo il divorzio dei genitori, lascia il Venezuela con la madre e il fratello e si trasferisce a Londra per continuare i suoi studi allo Stafford House Tutorial College di Kensington. Nel 1968 suo padre tentò di fare entrare lui e suo fratello Lenin alla Sorbona, ma alla fine scelse la Patrice Lumumba University di Mosca. Ilich venne espulso dall’università nel 1970.
Si trasferì in un campo di addestramento del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ad Amman, Giordania. Lì prese lo pseudonimo di Carlos. In seguito dichiarò di aver combattuto con l’FPLP contro l’espulsione decretata dal governo giordano. Quando lasciò il medio oriente ritornò a Londra, dove seguì corsi di economia alla London School of Economics, pur continuando a lavorare per il FPLP.
Carlos fu soprannominato “Sciacallo” dalla stampa quando una copia del romanzo Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth fu trovata tra i suoi beni personali. Sebbene il libro non fosse suo, il nome gli rimase.

L’ATTENTATO ALL’OPEC CHE LO RESE FAMOSO – Nel 1973 Carlos commise la sua prima azione per il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), un tentativo di assassinio nei confronti dell’affarista ebreo Joseph Sieff in seguito all’assassinio a Parigi di Mohamed Boudia, un direttore di teatro accusato di essere uno degli organizzatori del FPLP, da parte del Mossad. Ramírez Sánchez ha ammesso di essere stato responsabile di una bomba in una banca di Londra e di aver messo delle autobombe presso le sedi di tre giornali francesi accusati di sentimenti filo-israeliani. Carlos ha confessato anche di aver lanciato una granata in un ristorante di Parigi, uccidendo due persone e ferendone trenta. Ha anche dichiarato di aver in seguito partecipato a due attacchi, falliti, ad aerei di linea nell’aeroporto di Orly, presso Parigi, il 13 e il 17 gennaio 1975.
Il 27 giugno 1975 il contatto libanese di “Carlos”, Michel Moukharbal, venne catturato e interrogato: quando tre poliziotti si presentarono alla casa parigina di Ramirez Sánchez durante una festa, sparò a due di loro e fuggì passando per Bruxelles e Beirut. In seguito si scoprì che Moukharbal era un agente doppiogiochista del Mossad.
Da Beirut Carlos partecipò alla pianificazione dell’attacco al quartier generale dell’OPEC a Vienna. Il 21 dicembre 1975 condusse un commando di sei persone nell’edificio e catturò 60 ostaggi. Il 22 dicembre ottenne la disponibilità di un aereo DC-9, e con i suoi uomini e 42 ostaggi volò ad Algeri, dove liberò 30 prigionieri; quindi volò a Tripoli, dove liberò altri ostaggi e lasciò andare gli ultimi solo dopo essere ritornato ad Algeri e aver ricevuto asilo politico. Ramírez Sánchez in seguito si recò in Libia, dove dovette giustificarsi davanti agli ufficiali anziani del FPLP per aver fallito nell’assassinio di due alti membri dell’OPEC, il ministro per il petrolio iraniano e quello saudita, oltre a non aver ottenuto alcun riscatto. In seguito al fallimento, venne espulso dal FPLP.

LA CREAZIONE DI UN PROPRIO GRUPPO – Nel settembre 1976 Ramírez Sánchez venne arrestato in Jugoslavia, dalla quale però riuscì a uscire e a tornare a Baghdad. Da lì si spostò a Aden, dove si stabilì e cominciò a formare un suo gruppo, la Organizzazione Araba per la Lotta Armata, composta da ribelli siriani, libanesi e tedeschi, e riuscì a costruire una rete di rapporti con la Stasi della Germania Est. I servizi segreti della Romania lo assoldarono per assassinare alcuni dissidenti nascosti in Francia e distruggere gli uffici di Radio Free Europe a Monaco di Baviera. Con l’aiuto del regime Iracheno e il cambiamento ai vertici del FPLP, Carlos ritornò al servizio dei palestinesi.
Fino al 1982 il gruppo rimase inattivo, finché tentò un attacco a una centrale nucleare. In seguito all’azione fallita, Magdalena Kopp, moglie di Carlos, e un altro membro furono arrestati a Parigi: il gruppo per vendetta piazzò una serie di bombe contro bersagli francesi. Nel 1983 attaccò la “Maison de France” di Berlino ad agosto e mise due bombe su un TGV a dicembre. Questi attacchi fecero perdere a Ramírez Sánchez il supporto delle nazioni compiacenti. Fu espulso dall’Ungheria nel 1985 e venne disconosciuto dall’Iraq, dalla Libia e da Cuba, riuscendo a trovare accoglienza (seppur poco amichevole) in Siria, a Damasco, dove si stabilì con la moglie e la figlia Elba Rosa.
Il governo siriano costrinse Ramírez Sánchez a rimanere inattivo. Nel 1990 il governo iracheno di Saddam Hussein lo contattò, causando l’espulsione dalla Siria nel settembre 1991. Dopo aver alloggiato in Giordania si spostò in Sudan, a Khartoum.

ARRESTO E PROCESSO – I servizi segreti francesi e americani collaborarono con quelli sudanesi per la cattura del terrorista, offrendo a questi numerosi vantaggi in cambio della sua cattura. Il governo sudanese, disturbato dagli atteggiamenti libertini di Carlos, lo consegnò agli agenti francesi nel 1994: questi lo portarono a Parigi, dove fu accusato dell’omicidio di due poliziotti e di Moukharbal (ucciso nel 1975). Venne incarcerato in attesa del processo, che cominciò il 2 dicembre 1997 e finì il 23: venne riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo.
Carlos è noto anche per aver avuto durante la detenzione una corrispondenza privata con il presidente venezuelano Hugo Chávez Frías. Chávez, piuttosto che negare o nascondere il fatto, ha addirittura mostrato le lettere in televisione.
Durante la sua carriera, svolta principalmente durante la Guerra Fredda, venne accusato in occidente di essere un agente del KGB. Oggi è chiaro che non ebbe parte nel Massacro di Monaco (l’attacco agli atleti israeliani a Monaco nel 1972) o nel dirottamento del 1976 al volo Air France 193 a Entebbe. Altri attentati di matrice sconosciuta furono attribuiti a lui, ma anche le sue deposizioni relative a operazioni inesistenti e non confermate rendono difficile sapere la verità sulla sua storia di terrorista.
Nel giugno 2003, Ramírez Sánchez pubblicò una collezione di scritti dal carcere, col titolo di Islam Rivoluzionario, dove cercò di spiegare e difendere le sue attività come parte di un conflitto di classe. Nel libro dichiara la sua ammirazione per Osama bin Laden e per i suoi attacchi agli Stati Uniti, e la sua ammirazione per l’opposizione di Saddam Hussein alle operazioni americane: il dittatore è definito “l’ultimo cavaliere arabo”.
Ramírez Sánchez si è sposato, nel 2001, con la sua legale, Isabelle Coutant-Peyre, che è dunque la sua terza moglie.

ALCUNE RIVELAZIONI SUL TERRORISMO IN ITALIA – Carlos, nel giugno 2008, rilasciò alcune dichiarazioni all’agenzia di stampa ANSA riguardanti direttamente la storia e la politica italiana. Egli sostenne che, nonostante il divieto del governo, i servizi segreti italiani trattarono con esponenti delle Brigate Rosse il rilascio di Aldo Moro in cambio della scarcerazione di alcuni brigatisti. La trattativa fallì nella notte precedente al giorno dell’omicidio del leader politico democristiano.
Carlos rilasciò dichiarazioni anche riguardo alla strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980: scagionando fascisti e comunisti, egli dichiarò la responsabilità statunitense. Secondo la ricostruzione, “yankee, sionisti e strutture della Gladio” fecero brillare un ordigno al fine di distruggere un carico di armi trasportato da palestinesi o da esponenti dell’FPLP: lo scopo era quello di far ricadere su questi ultimi la responsabilità dell’attentato. Questa dichiarazione non ha trovato alcun riscontro. Il 02 agosto 2010 dichiarò a per Agoravox Italia che il terrorismo occidentale starebbe anche dietro l’attentato di Ustica.

DUE MODI DI PRATICARE IL TERRORISMO: SINGOLE VITTIME VS FOLLE INDISCRIMINATE – Senza voler in alcun modo giustificare o idolatrare il loro disegno criminale, è giusto sottolineare la differenza tra il terrorismo marxista e quello fascista, poiché il primo ha avuto tendenzialmente obiettivi precisi, in particolare, uomini di potere a loro dire causa di determinate ingiustizie o vicende politiche. Il secondo ha sempre puntato alle folle indiscriminate e innocenti, puntando sulla quantità delle proprie vittime più che sulla qualità e la ricerca chirurgica del colpevole. Almeno ciò è stato in linea di massima vero fino ad inizio anni ’80, quando poi il terrorismo politico è andato via via sbiadendosi, lasciando il posto al fanatismo religioso e alle operazioni militari.
Carlos lo sciacallo è stato uno dei massimi esponenti della prima tipologia di terrorismo, puntando ai potenti e avendo sempre attenzione affinché non ci andassero di mezzo civili innocenti.

Per chi fosse interessato a saperne di più sulla serie Tv che ben illustra la vita dello Sciacallo, rimando al sito di Fx, dove è possibile leggere anche la sua biografia: http://www.fxtv.it/carlos


(Fonte: Wikipedia)

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