Carlo Calenda, lo squalo figlio della Roma bene e pupillo di Montezemolo

Carlo Calenda, lo squalo figlio della Roma bene e pupillo di Montezemolo

Carlo Calenda sembra essere diventato l’ago della bilancia della politica italiana. Malgrado il suo partito Azione non arrivi neanche al 5% nei sondaggi. Ma in Italia si sa, i partiti piccoli sono stati sempre quelli che hanno avuto una certa influenza.

Già vice e poi Ministro dello sviluppo nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, è uscito dal Partito democratico per crearsi un partito proprio. Dall’alto dei personalismi che sono l’altra prerogativa della politica nostrana.

La vita di Carlo Calenda è un film, lui che proviene da una famiglia di cinematografari.

Carlo Calenda famiglia

L’albero genealogico di Calenda è di tutto rispetto. Come riporta Wikipedia, è figlio del giornalista e scrittore Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini. Ed ancora, è fratello della sceneggiatrice Giulia Calenda e nipote di Paola e Francesca Comencini e del diplomatico Carlo Calenda, ambasciatore d’Italia in Libia, India e Nepal.

Ma non finisce qui: suo prozio paterno era Felice Ippolito, uno dei promotori dello sviluppo dell’industria nucleare italiana (e forse per questo è favorevole al Nucleare). Mentre suo nonno materno era il celebre regista Luigi Comencini, mentre la nonna, moglie di quest’ultimo, era la principessa Giulia Grifeo di Partanna, appartenente a una nobile famiglia siciliana. Insomma, oltre al nastro delle pellicole, nelle sue venne scorre anche un po’ di sangue blu.

Carlo Calenda in Cuore

Il legame sanguigno con Comencini gli consente anche una esperienza cinematografica, ad oggi l’unica. Nel 1984, all’età di 11 anni, recita insieme alla madre nello sceneggiato televisivo Cuore, diretto appunto dal nonno, dove interpreta lo scolaro protagonista Enrico Bottini. Pur venendo doppiato da Giorgio Borghetti.

Carlo Calenda e Montezemolo

Importante nella sua vita è anche la figura di Luca Cordero Montezemolo, compagno di scuola del padre. Amicizia che gli permetterà di entrare in Ferrari, per sua stessa ammissione, prima tramite stage. Per poi essere assunto come impiegato e funzionario, fino ad assumere i ruoli di responsabile gestione relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie.

Il legame con Montezemolo gli consente anche qualche ruolo di responsabilità in Confindustria. Qui viene nominato assistente del presidente e poi direttore dell’area strategica e affari internazionali durante la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo, dal 2004 al 2008.

Il tatuaggio dello squalo

Perché squalo? Perché ha un tatuaggio sul braccio, che si fece il giorno prima di sposarsi. Ad Huffington Post ha ammesso:

L’ho fatto da ubriaco il giorno prima di sposarmi (…) Ma che ne so, ero totalmente ubriaco…

Ma non crediamo alla casualità. La indole da squalo ce l’ha. Si vede come risponde a tono a colpi di tweet a chi prova a criticarlo o lo offende. Ma sa anche perdonare, come ha fatto di recente con la Carfagna.

In effetti ha anche ammesso di essere uno scapestrato e che a salvarlo è stata la figlia avuta a soli 16 anni. Ne avrà altri 3 dal secondo matrimonio.

Insomma, una vita facilitata dalle aderenze familiari, alle quali hanno fatto seguito sicuramente anche le sue capacità. In fondo, è tra i pochi Ministri salvabili nei governi dell’ultimo decennio.

Del resto, sappiamo come funziona in Italia: uno su mille ce la fa, e, di solito, sempre grazie a qualcuno.

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