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Canale di Suez bloccato: non solo aumento benzina, tutti i rischi

Il Canale di Suez, che collega il mar Mediterraneo col Mar rosso senza dover passare per il Capo di Buona Speranza, da martedì è bloccato a causa di un nave portacontainer: la Ever Given. La quale si è letteralmente messa di traverso (peraltro realizzando una rotta dalla forma equivoca) come una grossa balena spiaggiata, complice una forte tempesta di sabbia. E stiamo parlando di un oggetto grande 400 metri e con una capacità di quasi 220mila tonnellate.

Il danno è presto detto, visto che nel Canale di Suez transita circa il 12% del commercio mondiale, nonché circa un decimo del petrolio che soddisfa il fabbisogno mondiale e l’8% del gas liquidi mondiale. Di fatti, ha creato un ingorgo di circa 200 navi in attesa di passare.

Probabilmente, le operazioni di rimozione della grossa nave richiederanno anche settimane e ciò può avere pesanti ripercussioni sul prezzo finale della benzina e del gasdotto. Già in costante aumento da mesi. Almeno che i Paesi Opec e altre potenze dell’oro nero non decidano di pompare più petrolio al fine di aumentare l’offerta e calmierare i prezzi.

Secondo una stima dei danni da parte della società finanziaria Lloyd’s, la perdita giornaliera causata dal blocco del Canale di Suez è di circa 9,6 miliardi di dollari.

Ma non c’è solo un allarme benzina relativo al blocco del Canale di Suez. Infatti, un altro pericolo del blocco riguarda altri prodotti, che rischiano così di vedere impennati i propri prezzi. Con pesanti danni anche per il nostro Made in Italy, dato che dal Canale di Suez passa circa il 40% dell’import-export marittimo italiano. Praticamente 82,8 miliardi di euro.

Vediamo quali sono.

Blocco canale di Suez: quali danni e rischi

canale di suez blocco

Il Corriere della sera ha fatto una stima dei danni oltre a benzina e gas. Per esempio, Ducati, produttore di moto di fascia alta, ha già reso noto che alcuni prodotti diretti in Asia non saranno consegnati nei tempi previsti. L’azienda, di proprietà della casa automobilistica tedesca Audi, ha chiuso il 2020 con 48mila moto consegnate e una domanda in forte crescita proprio dalla Cina con un +26%. Malgrado un anno funesto causa Covid-19.

Heineken pure parla di grossi danni, poiché alcuni container che dovevano attraversare il Canale di Suez, sono in ritardo.Mentre il Gruppo Carlsberg al contrario non segnala irregolarità nella fornitura.

Preoccupata si dice Coldiretti, poiché il blocco del canale di Suez arriva proprio quando il Made in Italy ha visto crescere di quasi il 30% il suo export verso l’Asia. Ecco i settori che stanno andando alla grande:

  • Abbigliamento (+95,7 %)
  • Alimentare (+19,4%)
  • Automobili (+124,9 %)
  • Mobili (+4 %)

Il vino in particolare, con un valore di quasi 100 milioni di euro, è tra le principali voci dell’export agroalimentare made in Italy in Cina. Nel 2020 ha raggiunto il record storico di 548 milioni di euro.

Ad essere intaccato è poi l’intero mercato mondiale delle materie prime agricole.

Infine c’è il rischio pirateria, molto presente soprattutto verso le coste dell’Africa orientale. Tutte quelle navi cariche di merci sono una occasione ghiotta per i pirati dei mari.

Canale di Suez: storia e conflitti

canale di suez crisi

Il Canale di Suez è stato spesso oggetto di contese internazionali. Aperto nel 1869 dopo 10 anni di lavori che hanno visto coinvolti diversi Stati, con la Francia capofila, è stato realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps anche se il progetto è di un italiano: Luigi Negrelli.

Nel 2015 è stato ampliato, portando il numero delle navi che possono attraversarlo da 49 a 97.

Nel 1956, dopo che un colpo di Stato in Egitto del 1952 per opera del Colonnello Nasser depose la Monarchia, ci fu la nazionalizzazione del Canale di Suez. Che creò malumori per la Gran Bretagna, che allora deteneva il 44% di tutto il peso commerciale dei traffici che ivi circolavano. I britannici e gli alleati francesi bombardarono così l’Egitto e il colonnello Nasser rispose affondando tutte le 40 navi presenti.

Nel 1957 l’Urss minacciò di intervenire in aiuto dell’Egitto e ciò spinse gli Usa a chiedere – a mezzo Onu – a Francia, Gran Bretagna ed Israele di ritirarsi dal conflitto. Cosa che di fatto avvenne.

Nel 1967 si verificò quella la “guerra dei sei giornitra Israele ed Egitto, con il primo che invase la sponda orientale del Canale di Suez (in corrispondenza del deserto del Sinai).

L’Egitto rispose chiudendo il canale per ben 8 anni, bloccando di fatto 15 navi di carico per tutto quel tempo. Solo a partire dal 1982 si avviò una distensione tra i due paesi.

Infine, devi sapere che ancora oggi paghiamo una accise per la crisi del canale di Suez. Pur essendo passati quasi 70 anni. Ma non è l’unica accise che grava sul prezzo della benzina, purtroppo…

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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