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Giovanni Brusca perché scarcerato e quali altri Boss stanno per uscire

La scarcerazione di Giovanni Brusca ha scatenato una diffusa indignazione tra gli italiani, che non hanno dimenticato quanto ha commesso il boss mafioso. Per sua stessa ammissione.

Per esempio, è colui che ha premuto il telecomando a Capaci e fatto sciogliere nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo. Figlio di un altro pentito di Mafia. La ferocia di Giovanni Brusca gli fece guadagnare l’appellativo di “scannacristiani“.

Ma Giovanni Brusca è stato scarcerato per effetto di una legge, l’ergastolo ostativo, ispirata all’idea di Giovanni Falcone di “premiare” i boss che collaborano con la Giustizia. Rendendo noti nomi, collegamenti e traffici.

Una legge che però travisa nella sostanza ciò che realmente intendeva Giovanni Falcone. Ironia della sorte, morto proprio per mano, tra le varie, di Brusca.

La Corte costituzionale ha peraltro sollecitato il Parlamento a modificarla, ma nel frattempo altri Boss potrebbero presto rivedere la libertà.

Ecco quali.

Altri Boss scarcerati dopo Brusca

giovanni brusca perchè scarcerato

Come riporta Dagospia, la lista di Boss pronti ad uscire anzitempo è alquanto lunga.

Nicola Morra, Presidente della Commissione giustizia al Senato, in occasione della scarcerazione del pentito Giovanni Brusca ha ricordato che a breve verranno scarcerati anche i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, capi del mandamento di Brancaccio, entrambi con meno di 60 anni di età.

I Graviano sono stato condannati in qualità di mandanti dell’ omicidio di padre Pino Puglisi e di responsabili delle stragi di Capaci e di via D’ Amelio. Filippo ha già affermato davanti ai magistrati di Firenze di essersi dissociato e ha chiesto di poter accedere a un permesso premio.

La Verità ha scoperto che anche il corleonese Leoluca Bagarella, 79 anni, che si porta sulla coscienza l’ omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo con la complicità di Brusca, del capo della Squadra mobile di Palermo Boris Giuliano e del giornalista Mario Francese, che investigava sugli affari dei corleonesi, pare stia facendo i calcoli perché a fine pena.

Dopo essere stato scarcerato nel 1990, dal 1992 fu di nuovo latitante e dopo l’ arresto di Totò Riina, Bagarella prese il comando dell’ ala militare di Cosa nostra. È considerato uno dei responsabili dell’ omicidio dell’ esattore Ignazio Salvo. È stato condannato a due ergastoli e, con un’ ulteriore sentenza, a 30 anni di reclusione.

È a fine pena anche Giovanni Strangio, uomo della ‘ndrangheta arrestato nel 2009 dopo essere finito nella lista dei 30 latitanti più pericolosi.

Potrebbero poi chiedere dei permessi premio e agevolazioni anche Domenico e Girolamo Molè, boss della Piana di Gioia Tauro condannati all’ ergastolo.

Come ricostruito dal quotidiano online calabrese LaC24, ce ne sono altri ancora:

Giovanni Tegano, sanguinario capobastone reggino, il boss cosentino Ettore Lanzino, l’ esponente di vertice del clan Mancuso, Pantaleone alias Luni Scarpuni, Franco Abruzzese di Cassano, Giuseppe e Domenico Gallico di Palmi, Sebastiano Nirta di San Luca

A questi vanno poi aggiunti i mandanti ed esecutori dell’ omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno: Salvatore Ritorto, Alessandro e Giuseppe Marcianò.

Riguardo la Camorra, potrebbe uscire presto anche Francesco Schiavone, detto “Sandokan“, ergastolano, il quale sta facendo i conti in quanto a fine pena.

Potrebbe uscire presto anche Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte“, che negli anni Novanta avrebbe ordinato l’ assassinio del medico Gennaro Falco, colpevole di non aver diagnosticato in tempo una neoplasia alla prima moglie. È stato condannato all’ ergastolo nel 2008 nel processo Spartacus insieme agli uomini più influenti del clan Schiavone.

Agli inizi di maggio è già uscito, in gran silenzio, anche Pino «Facciazza» Piromalli, dopo 22 anni di 41 bis. Il boss, che era stato condannato all’ ergastolo, ha finito di scontare la pena nel carcere di Viterbo ed è tornato a Gioia Tauro.

Perché Ergastolo ostativo lontano dal pensiero di Falcone

altri boss dopo brusca

Come fa notare Il dubbio, l’Ergastolo ostativo è lontano da quanto voleva realmente Giovanni Falcone. E la Consulta di recente sta cercando proprio di far rientrare nei confini di quella intuizione questo prezioso strumento.

Nella prima formulazione, quella di Falcone, l’articolo 4 bis prevedeva una semplice differenziazione del regime probatorio per accedere ai benefici penitenziari. Esso, infatti, raggruppava i delitti in “due distinte fasce”:

  1. delitti ritenuti di certa riferibilità al crimine organizzato
  2. delitti di elevata gravità, ma non direttamente riferibili a tale genere criminale

Nel primo caso si poteva accedere alle misure alternative soltanto se fossero stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. Altrimenti, per i delitti di seconda fascia, l’accesso alle misure alternative e ai benefici penitenziari era condizionato al semplice rilievo oggettivo dell’assenza di attuali collegamenti con la criminalità organizzata.

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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