Boris Johnson, perché dimissioni sono una buona notizia per Putin

Boris Johnson, perché dimissioni sono una buona notizia per Putin

Come cambia guerra in Ucraina con dimissioni di Boris Johnson

E alla fine Boris Johnson ha dovuto dare le dimissioni. Resistendo alla pesante sconfitta elettorale amministrativa, non ha potuto esimersi di fronte ai ripetuti scandali sessuali dei parlamentari Tory ma anche interni al suo stesso governo. In questi giorni erano cadute diverse teste.

Può essere presa come un’ottima notizia per la Russia di Putin, visto che Boris Johnson è tra i leader europei quello più deciso a dare aiuti militari all’Ucraina. Non a caso, la notizia è stata presa con soddisfazione dai russi, che ora auspicano che al governo del paese britannico ci vada una persona più diplomatica ed empatica.

Johnon dovrebbe restare al governo per disbrigare gli affari correnti, mentre le elezioni dovrebbero tenersi in autunno. Vedremo cosa sceglieranno i britannici, ma, molto probabilmente, anche lì si andrà verso una situazione di stallo e frammentazione partitica. Con annessa difficoltà di formare un governo, il che dovrebbe portare un freno all’impegno britannico nella questione ucraina.

Anche perché come partito guida dovrebbe esserci quello laburista, tendenzialmente più pacifista e moderato di quello conservatore. Almeno che non sbuchi fuori un leader come Tony Blair, che fomentò guerre in giro per il mondo assecondando George Bush.

Finisce politica estera aggressiva britannica di Johnson

Come sottolinea Inside Over, la politica estera di Boris Johnson è stata fin da subito aggressiva. Fervente sostenitore della Brexit, sostenuta già quando era Ministro degli esteri del precedente governo May, ha accompagnato il paese verso la difficile uscita dall’Unione europea, concretizzatasi definitivamente nel 2019.

Ma Johnson ha avuto una visione di un ritorno alla Global Britain, cercando di riportare il Regno Unito ai vecchi fasti di un tempo. Contrapponendosi a Russia e Cina, rinsaldando il rapporto con gli Usa e cercando un ruolo da protagonista nel Medioriente e non più da semplice spalla degli americani. Ed ancora, nel settembre 2021 Londra è tornata protagonista dell’Indo-Pacifico siglando il patto Aukus con Stati Uniti e Australia.

Con l’invasione russa in Ucraina del febbraio 2022, BoJo ha inasprito i rapporti con i russi, cercando anche sponde con nemici giurati dei russi. In primis la Polonia.

Le sue mire espansionistiche hanno però dovuto fare i conti con i ripetuti scandali del Partito Conservatore, a partire proprio da uno che ha riguardato lui: a maggio 2020, l’ex consigliere Dominic Cummings ha rivelato che Johnson avrebbe tenuto durante i mesi del lockdown britannico dei party a Downing Street contrari alle norme anti-Covid. Per quello che è passato alla storia come lo scandalo del Partygate. Di lì altri 2 anni di scandali, soprattutto sessuali.

Cade un’altra testa anti-Putin

La notizia fa il paio con la crisi politica che ha travolto Macron in Francia, altro fervente anti-putiniano. Mentre Scholz in Germania pure sta perdendo consensi. Insomma, la guerra in Ucraina sta logorando uno ad uno tutti i leader europei, sperando che ciò arrivi anche in Italia

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Pubblicato da Luca Scialò

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