Caos barelle al Cardarelli, un vecchio problema mai risolto

Caos barelle al Cardarelli, un vecchio problema mai risolto

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Introduzione

Stanno facendo il giro del web le nuove ed ennesime immagini delle tantissime barelle parcheggiate al Pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Con tanto di polemiche e soliti discorsi al seguito.

Immagini a dire il vero non nuove. L’Ospedale Cardarelli di Napoli ha un problema strutturale, patito da tempo ormai immemore. Con alcuni picchi che poi scandalizzano.

Il Governatore De Luca, quando fu eletto nel 2015, disse “mai più barelle al Pronto soccorso del Cardarelli“. Ma sono passati 7 anni.

Problema barelle al Cardarelli motivi

Come riporta La Repubblica, al pittoresco Presidente della Regione Campania, non sono mancate rimostranze dei medici dell’emergenza-urgenza del Cardarelli di Napoli. Mentre Maria Triassi – presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II – ha rilanciato ancora una volta la richiesta di aprire un pronto soccorso nell’azienda ospedaliera universitaria di via Pansini ovvero il Policlinico).

De Luca però, ammettendo l’atavicità del problema, ritiene invece che semmai andrebbe aperto il Pronto soccorso del Monaldi, ospedale posto in zona, dove, ricorda, ci sono “nove sale operatorie e si potrebbe aprire più rapidamente“. Oltre a migliorare la Medicina territoriale, il che non spingerebbe tutti a recarsi al Cardarelli.

In effetti, è proprio questo il problema. La Municipalità di Napoli conta circa 2 milioni di abitanti e negli altri Comuni gli ospedali non danno grandi segnali di affidabilità. Il che spinge appunto a recarsi in quelli rinomati. Inoltre, in pochi si recano presso la Guardia medica, forse ignorandone l’esistenza o, appunto, non fidandosi troppo.

Il Covid-19 ha fatto il resto, peggiorando una situazione già grave.

Conclusioni

La Sanità campana è al collasso, tra ruberie del passato, troppi “figli di” diventati medici o impiegati e sprechi ancora in corso. Un problema comunque patito da tutta lo SSN, con alcune eccezioni qua e là per il Paese. Peccato, perché Napoli vanta molte eccellenze anche in ambito medico.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: luca.scialo81@gmail.com Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

Una risposta a “Caos barelle al Cardarelli, un vecchio problema mai risolto”

  1. Come medico mi sento chiamata in causa dall’articolo in questione, e non tanto per difendere l’operato dei colleghi ma per sottolineare l’inadeguatezza dell’organigramma strutturale degli ospedali in Italia.
    Se nel 1980 potevamo contare su 922 posti letto per 100 mila abitanti, oggi quel numero si è ridotto a 275, cioè del 71 % per la concomitante chiusura di molti ospedali in provincia.
    Ad esempio nella provincia barese in cui vivo, hanno chiusi molti ospedali con un notevole sovraccarico su quelli esistenti da parte dell’utenza che è costretta ad attendere tempi inaccettabile dell’ordine di svariate ore anche molto più di 12 per ottenere una visita.
    Non oso quindi pensare cosa accade a Napoli coi suoi 2 milioni di abitanti che da sola rappresenta la metà della popolazione pugliese e che avrebbe bisogno di ben altri servizi e non di un deposito di barelle dinanzi agli ambulatori di qualunque ospedale.
    Se quindi da un lato c’è stata una smaterializzazione del servizio, un po’ come si è fatto con le ricette, facendo svanire nel nulla molti nosocomi e con essi i relativi servizi, dall’altro occorreva e occorre al più presto rivedere la struttura del personale medico e infermieristico, prevedendo il potenziamento di quella assistenza che è venuta meno, ossia i punto di emergenza-urgenza e la chiusura delle guardie mediche completa.
    Le guardie mediche non dispongono infatti di alcuno strumento di valutazione nemmeno sommaria delle problematiche che spesso affliggono coloro che si rivolgono ad esse, divenendo spesso inutile occupazione di medici diversamente proiettati verso inutili mansioni.
    Bisognerebbe prevedere il potenziamento oltre che dei punti di pronto soccorso, anche della totale medicalizzazione delle ambulanze, molte delle quali sono con equipaggio tipo India, ossia con il solo infermiere, raddoppiandone il numero e destinandone una per le cose lievi o di media gravità, e una per i codici gialli e rossi.
    Infine ultimo ma non ultimo la riduzione del numero dei pazienti per medico di base con una totale riconversione del servizio a vantaggio dei cittadini tramite una maggiore interazione col proprio curante che dovrebbe assumere altre competenze anche diagnostiche e strumentali, e non come oggi ridotto ad uno stato pietoso dalla burocratizzazione estrema e mortificante nel ruolo del travet della sanità.

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