Attila, altro che ‘flagello di Dio’: ricerca smonta mito

Attila, altro che ‘flagello di Dio’: ricerca smonta mito

Attila – reso celebre in Italia da un b-movie anni ’80 con Diego Abatantuono più che dai libri di storia – viene da sempre definito “flagello di Dio” per la sua guida impavida, spietata e feroce degli Unni nel corso del V secolo dopo Cristo. Con i quali si rese protagonista di numerose orde barbariche, passate alla storia come “invasioni barbariche”. Capaci di distruggere intere popolazioni, oltre che saccheggiarle.

L’invasione più nota è quella ai danni dell’Impero Romano d’Occidente, tanto da essere ritenuta largamente dagli storici la spallata decisiva che ne produsse la caduta nel 476 d. C.

Ora però una nuova ricerca dell’Università di Cambridge sembra smontare, almeno in parte, il mito di Attila come conquistatore. Adducendo le sue mire espansionistiche dalla sete provocata al suo popolo dalla siccità, piuttosto che da una metaforica sete di potere.

Insomma, il mito di Attila sarebbe stato creato dai cambiamenti climatici in corso all’epoca dei fatti. Una sorta di Greta più spietata e violenta insomma.

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La vera storia di Attila

Come riporta Fanpage, la siccità colpì la zona dove oggi ricade l’Ungheria e zone limitrofe tra il 420 e il 450 dopo Cristo. Particolarmente colpito fu il bacino dei Carpazi.

Il fenomeno climatico fu talmente catastrofico per gli Unni che intere comunità di nomadi e pastori si trasformarono in predoni per pura sopravvivenza, prendendo d’assalto le ricche province romane.

Ad affermarlo sono stati due ricercatori del Dipartimento di Archeologia e del Dipartimento di Geografia di Cambridge: Susanne E. Hakenbeck e Ulf Büntgen.

Per pervenire a queste clamorose conclusioni, i due studiosi hanno messo a punto una ricostruzione idroclimatica dell’epoca a partire dai dati raccolti dagli anelli degli alberi, combinati con altre informazioni di tipo archeologico, ambientale e storico. Pertanto, il 420 e il 450 d.C. furono il volano delle grandi migrazioni delle tribù barbariche, tanto da spingersi oltre i confini dell’Impero Romano d’Occidente.

Corsi e ricorsi storici insomma. Un po’ quanto sta accadendo oggi, visto che stanno aumentando i migranti climatici e la scarsità di acque e risorse porterà sempre più ad uno scontro tra civiltà.

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