ARRIVA IL TANTO SBANDIERATO JOB ACT: RENZI E POLETTI FANNO IL CONTRARIO DI QUANTO ANNUNCIATO

Data ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2014

LA NOVITA’ PIU’ IMPORTANTE E’ CHE UN CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO POTRA’ ESSERE PROROGATO PER UN MASSIMO DI 8 VOLTE IN 36 MESI. CRITICHE DALLA CAMUSSO, APPLAUSI DA BONANNI
Il tanto sbandierato Job Act, che introduce nuove normative in materia di lavoro dipendente, è stato approvato mercoledì scorso dal Consiglio dei Ministri e oggi sarà in Gazzetta ufficiale. Se Renzi da oltre un anno parla di centralità del lavoro e di necessità di renderlo più stabile e duraturo al fine di dare una maggiore dignità ai lavoratori, e se il Ministro del lavoro Giuliano Poletti quando guidava la Legacoop diceva che, in piena crisi, bisognava assumere a tempo indeterminato, entrambi andati al Governo hanno fatto tutt’altro. Ovvero introdotto contratti a termine senza causale e svalorizzato l’apprendistato. Sindacati divisi: positivo per Bonanni, negativo per la Camusso.

I CONTENUTI DEL JOB ACT – Con l’entrata in vigore del decreto legge «il datore può sempre instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale, nel limite di durata di trentasei mesi», superando così la precedente disciplina che limitava la possibilità «al primo» rapporto di lavoro a termine (ciò sarebbe stato in conflitto con la novità di poter fare più di una proroga), sempre, però, solo nell’arco dei tre anni. Ma precisa (nella bozza del dl si parlava genericamente di «proroghe») che «la possibilità di prorogare un contratto a termine in corso è sempre ammessa, fino a un massimo di 8 volte nei trentasei mesi». Conferma, infine, il limite del 20% di contratti a termine rispetto all’organico complessivo.
LE CRITICHE DELLA CAMUSSO – «Siamo disposti a discutere di un contratto unico», a tempo indeterminato, «ma prima bisogna abolire il decreto» sul lavoro con cui «si è fatto esattamente l’opposto di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un’altra forma di precarietà», dice Camusso a Matrix. Il provvedimento, insiste dal congresso provinciale del sindacato a Palermo, che porta la firma «del ministro del Lavoro Poletti introduce ulteriore flessibilità e precarietà».
Camusso rincara: «Ogni tanto assistiamo a metamorfosi, faccio fatica a leggere quello che dichiara oggi il ministro rispetto a quello che diceva quando guidava la Legacoop e cioè che, in piena crisi, bisognava assumere a tempo indeterminato mentre ora che stiamo uscendo dalla crisi si fanno provvedimenti sui contratti a termine senza causale e si svalorizza l’apprendistato. C’è qualcosa che non torna». Anche il leader delle tute blu, Maurizio Landini, «vede un allargamento della precarietà: non mi sembra la strada buona».
L’APPROVAZIONE DI BONANNI E MARCHIONNE – Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, al contrario condivide le modifiche sostenendo che così i contratti a termine sono «più garantisti per i lavoratori», scrive in un tweet, rispetto – è il suo pensiero – ad altre forme di precarietà. Quello che è da abolire davvero è, invece, la giungla di «false partite Iva, co.co.pro e associati in partecipazione», da «eliminare»: su questo sostiene che il governo deve intervenire.
Di par suo, Sergio Marchionne, Amministratore delegato della FIAT, vede di buon occhio Matteo Renzi, per la sua voglia di fare e l’energia positiva. Ma ha anche affermato che il Job Act non scalfisce quanto già previsto nella società di Torino, visto che quei contratti sono già una realtà.
LO SCETTICISMO DI SQUINZI – Dopo le misure varate dal governo, oggi parla anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, favorevole ad una maggiore semplificazione normativa e burocratica. In generale, parla di «titoli», di «un elenco di intenzioni che sembrano andare nella direzione giusta», però insiste su fatti, tempi e «reperimento dei fondi». «Ho già sentito di uno slittamento sui pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione al giorno di San Matteo che è a settembre», rispetto alla prima scadenza indicata a luglio. E non manca di tornare a sottolineare come prioritario «un intervento sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale», riservandosi comunque di esprimere «un giudizio definitivo: dobbiamo vedere l’effettiva traduzione in atti concreti del governo. Indubbiamente – insiste – Renzi è una persona molto energica, giovane, sembra un motore di Formula 1. Il problema adesso è scaricare la potenza per terra e fare delle cose concrete». 

(Fonte: La Stampa)

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