Arabia Saudita condanna a morte docente per i Social: ricordiamolo per i mondiali 2030

Arabia Saudita condanna a morte docente per i Social: ricordiamolo per i mondiali 2030

Si è da poco concluso il Mondiale in Qatar, vinto dall’Argentina, ma del quale si è parlato più per i tanti scandali che ha prodotto. Ultimo la corruzione di alcuni esponenti del Parlamento europeo.

Ma dato che la storia spesso si ripete, molto presto potrebbe essere un altro paese arabo violentatore dei diritti civili ad ospitare i Mondiali. E anche in maniera ravvicinata: il 2030 (nel 2026 si svolgeranno in Canada–Usa-Messico). Ovvero l’Arabia Saudita.

Certo, già in passato i Mondiali si sono svolti in paesi politicamente e socialmente discutibili: nel 1978 era toccato all’Argentina di Videla, mentre nel 1934 all’Italia fascista. Pure la Germania nazista organizzò un Olimpiade, nel 1936, anche se lì a vincere fu anche un giocatore di colore, l’atleta afroamericano Jesse Owens. Che si fece beffa della storia.

Tornando al Mondiale in Arabia Saudita nel 2030, è notizia di queste ore che nel paese mediorientale, il più “amico” e collaborativo coi paesi occidentali, in primis gli Stati Uniti, un docente di diritto sostenitore delle riforme in Arabia Saudita è stato condannato a morte per presunti reati, tra cui l’uso di WhatsApp e Twitter per condividere notizie considerate “ostili” al regno.

Docente condannato a morte in Arabia Saudita per uso Social

Come riporta La Repubblica, la notizia è emersa da da documenti del tribunale visionati dal quotidiano britannico Guardian. I dettagli delle accuse rivolte al 65enne Awad Al-Qarni sono stati condivisi con il quotidiano britannico dal figlio Nasser, che l’anno scorso è fuggito dal Paese e vive nel Regno Unito, dove ha chiesto asilo.

Il docente è stato arrestato nel 2017 e ha altresì segnato l’inizio di un giro di vite contro il dissenso da parte del principe ereditario Mohammed bin Salman.

I diritti umani violati in Arabia Saudita

Il Parlamento europeo queste cose le sa bene, come la FIFA.

Una recente interrogazione parlamentare a firma di Fulvio Martusciello (storico esponente di Forza Italia e oggi parlamentare nelle fila del PPE), ha segnalato come, sebbene Amnesty International abbia segnalato una diminuzione del numero di esecuzioni nel paese, si tratta di un problema persistente e l’oppressione dei dissidenti rimane cruenta.

Ma anche altri fenomeni sono persistenti, come la dura repressione dell’opposizione e la persecuzione degli omosessuali. Il regime della kafala (sponsorizzazione) scoraggia i migranti dal cambiare lavoro e aumenta il rischio che restino intrappolati in posti di lavoro a bassa retribuzione.

Dimenticati sono anche i crimini contro il vicino Yemen, dove si combatte da anni nel silenzio generale e si sta puntando alla carestia di massa quale arma di guerra.

Cosa farà il calcio? Si volterà ancora dall’altra parte e dimenticherà tutto al primo fischio del calcio d’inizio? Peraltro, la prossima finale di Supercoppa italiana tra Inter e Milan si giocherà lì.

Ma non solo il calcio: l’Arabia Saudita potrebbe anche ospitare addirittura le olimpiadi invernali (ne abbiamo parlato qui).

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