AMNISTIA PER LA REPUBBLICA, L’INIZIATIVA DEI RADICALI

AMNISTIA PER LA REPUBBLICA, L’INIZIATIVA DEI RADICALI

IL LEADER STORICO MARCO PANNELLA E’ IN SCIOPERO DELLA FAME DAL 20 APRILE

Lo spirito dei Radicali soffia in modo incessante e perentorio sulla Repubblica italiana fin dalla sua nascita. Anzi, anche prima, partecipando alla drammatica guerra civile che il nostro Paese ha vissuto agli sgoccioli della caduta del Fascismo, nelle file dei partigiani bianchi.
Diventò poi un Partito nel 1955, Transnazionale nel 1989, fino alla creazione dei Radicali italiani nel 2001. Un movimento politico italiano (come da sempre) di orientamento liberale, liberista, libertario e antiproibizionista, con una marcata visione della laicità dello Stato.


I TRAGUARDI RAGGIUNTI E LE LOTTE IN CORSO – La loro caparbietà, la loro instancabile tenacia – soprattutto dei due leader storici Marco Pannella ed Emma Bonino – ha fatto sì che in Italia venissero approvate riforme impensabili in un Paese conservatore ed ipocritamente cattolico come il nostro: il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza. E lottano ancora per altri traguardi, come la liberalizzazione delle droghe leggere, il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, il finanziamento pubblico ai partiti, una giustizia giusta, una riforma elettorale che rispecchi davvero la volontà popolare, o ancora l’eutanasia. Temi sui quali la legislazione è ancora bacchettona o, peggio ancora, ambigua.<br />
L’INIZIATIVA “AMNISTIA PER LA REPUBBLICA” – Poi ci sono traguardi raggiunti, che però il Parlamento ha affossato. Come il finanziamento pubblico ai partiti riammesso furbescamente sotto forma di “rimborsi elettorali”. Proprio su questo, punto, ma anche per altri – come l’attuale legge elettorale definita una “porcata” dal suo stesso ideatore, e una giustizia davvero “giusta” – i Radicali hanno avviato un’iniziativa: Amnistia per la Repubblica.
In particolare, il leader storico Marco Pannella ha iniziato lo scorso 20 aprile lo sciopero della fame, al quale ha affiancato per alcuni giorni anche quello della sete. Un modo estremo di manifestare il proprio dissenso che Pannella si è visto spesso costretto a praticare di fronte alla cecità e alla sordità della classe politica italiana e dei mass-media stessi.
Ecco alcuni passaggi che spiegano bene l’iniziativa. Potete trovare il testo completo sul sito dei Radicali (http://www.radicali.it/rassegna-stampa/contro-partitocrazia-legalit-lamnistia):

“Lo sapevate che dal 1993, anno del referendum promosso dai Club Pannella con cui fu abolito il finanziamento pubblico ai partiti, quegli stessi partiti si sono attribuiti sotto forma di “rimborsi elettorali”, tradendo la volontà popolare, due miliardi e duecentocinquanta milioni di euro? E lo sapevate che quei “rimborsi”, quei due miliardi e duecentocinquanta milioni di euro, non sono veri rimborsi? Scommettiamo di no (…)Per ciascuno di noi la parola “rimborso” vuol dire che se ho speso 10, devo ricevere indietro altrettanto, non di più. I partiti, invece, ricevono a titolo di “rimborsi elettorali” una somma di un ammontare pari a ben il 390 (t-r-ec-e-n-t-o-n-o-v-a-n-t-a) per cento delle spese sostenute! Questi dati non sono un’invenzione, un’operazione propagandistica di noi Radicali: sono contenuti nel Referto della Corte dei Conti (Collegio di controllo sulle spese elettorali) del 16 dicembre 2009. Nello stesso Referto, la Corte afferma che “quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento”, il finanziamento pubblico sotto mentite spoglie, appunto: quello stesso che il 90,3 per cento delle italiane e degli italiani aveva deliberato di abrogare nel 1993. Un solo partito, come ha constatato la stessa Corte dei Conti, ha speso più di quanto ha ricevuto. Quale? La Lista Marco Pannella! (…) Per combattere questa occupazione partitocratica, condotta da chi – come quelli sul finanziamento pubblico – ha tradito i referendum per un sistema elettorale uninominale maggioritario infliggendoci invece la “porcata” di Calderoli e dei Parlamento dei nominati, o i referendum “Tortora” per la giustizia giusta, e proprio sulla giustizia, Marco Pannella ha iniziato dal 20 aprile scorso un lungo, drammatico sciopero della fame e, per ben quattro giorni, anche della sete, “perché l’Italia torni a potere in qualche misura essere considerata una democrazia”.

LA LETTERA DI NAPOLITANO – Un’iniziativa sostenuta ad oggi, tra gli altri, da 184 parlamentari, e che ha visto l’intervento anche del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha inviato una lunghissima lettera allo storico leader dei Radicali. A quell’intervento quest’ultimo ha risposto con queste parole: “Ho deciso di sospendere, e sottolineo sospendere lo sciopero della sete per rispondere e corrispondere all’atto istituzionale assai importante compiuto ieri dal Presidente della Repubblica che ha voluto riconoscere ufficialmente senso e valore della mia e della nostra lotta. Ora va rafforzato lo spiraglio di speranza che questa Presidenza della Repubblica ci offre: amnistia, amnistia, amnistia”.

Oltre ai succitati parlamentari, l’iniziativa è aperta a tutti, con la possibilità di inviare una propria foto con la scritta “Amnistia per la Repubblica”. L’iniziativa può essere visionata sempre sul sito dei Radicali. http://www.radicali.it/20110624/amnistia-noi-ci-mettiamo-faccia

Insomma, chiediamo tutti Amnistia per la nostra Repubblica. Un’amnistia dai partiti e dai politicanti che l’hanno sconquassata coi propri interessi di parte.

0 Risposte a “AMNISTIA PER LA REPUBBLICA, L’INIZIATIVA DEI RADICALI”

  1. Oggi, e non domani o chissà quando, c’è bisogno di un’amnistia generalizzata che tracci un momento di cesura emblematico. Un’ amnistia che agisca in profondità, non un maquillage, con un’estensione ampia e generalizzata con pene edittali almeno sino agli otto anni. Un’amnistia non classista per chi non ha voce e mezzi per far valere le proprie ragioni. Uso ampio delle misure alternative e limitazioni severe all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva…da lì in poi iniziare un nuovo ciclo di riforme e giustizia…giustizia non vendettaPaolo

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