C’è un’altra Terra nello Spazio? Lo studio della NASA

C’è un’altra Terra nello Spazio? Lo studio della NASA

Un recente annuncio da parte della NASA fa ben sperare per l’esopianeta Gliese 12b, anche se ci sono dubbi riguardo la sua atmosfera

Il Sacro Graal dell’astrobiologia, la scienza che studia l’origine, l’evoluzione e la distribuzione delle forme di vita nell’universo, è trovare un pianeta al di fuori del Sistema Solare (cioè, un esopianeta) con caratteristiche quanto più simili possibile alla Terra, dove sappiamo che la vita è abbondante e variegata.

Ovviamente si tratta di un’impresa titanica, sia per le limitazioni tecnologiche dei nostri telescopi attuali, che per l’insieme delle condizioni necessarie affinché si possa anche solo pensare che un esopianeta sia un potenziale candidato a ospitare la vita per come la conosciamo.

Oltre a dimensioni simili a quelle della Terra, una delle più importanti tra tali condizioni è che il pianeta si trovi nella zona abitabile (anche detta “Goldilocks Zone”, in inglese) del sistema, cioè a una distanza tale dalla sua stella che su di esso sia possibile la presenza di acqua allo stato liquido.

Potrebbe essere proprio un esopianeta del genere quello di cui la NASA ha appena annunciato la scopertaGliese 12b che, oltre a possedere molte delle caratteristiche di cui sopra, è anche convenientemente situato a una manciata di anni luce da noi.

Gliese 12, una pacifica nana rossa

Gliese 12 è una nana rossauna piccola stella che ha una massa pari ad appena il 25% circa di quella solare e si trova nella costellazione dei Pesci, a poco meno di 40 anni luce di distanza (praticamente dietro l’angolo, in termini astronomici).

È anche molto più fredda del Sole (circa 3000 gradi contro gli oltre 5500 della nostra stella) e quindi Gliese 12b può “permettersi” di starle così vicino da compiere un’orbita completa in soli 12,8 giorni (contro i 365 della Terra), pur restando nel limite interno della zona di abitabilità.

Ma si sa che le nane rosse sono piuttosto “capricciose”, con un magnetismo estremamente attivo che provoca frequenti e potenti fiammate di luce ad alta energia, sotto forma di raggi X, in grado di strappare via l’atmosfera e far evaporare l’acqua di malcapitati pianeti nelle vicinanze.

Per fortuna di Gliese 12b, però, entrambi i gruppi di ricerca coinvolti nella sua scoperta (studi qui e qui), il primo diretto dall’astrobiologo Masayuki Kuzuhara del National Institutes of Natural Sciences, il secondo dall’astrofisico Shishir Dholakia della University of Southern Queensland, credono che la stella sia relativamente calma.

Gliese 12b: speranze e incertezze

E arriviamo finalmente a parlare dell’attore protagonista, Gliese 12b: a parte quanto già scritto riguardo le sue dimensioni, posizione e periodo orbitale, esso è stato scoperto dal telescopio spaziale TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) grazie, appunto, al metodo del transito.

Quando un pianeta passa davanti alla sua stella, infatti, causa una minuscola diminuzione della luce osservabile, che telescopi come TESS sono in grado di rilevare e da cui è possibile, tra l’altro, dedurre le dimensioni del pianeta.

Per il resto Gliese 12b riceve circa l’85% della radiazione luminosa che Venere riceve dal Sole, ma si pensa abbia una temperatura superficiale decisamente più bassa (42 gradi contro i 464 del “gemello” della Terra), assumendo assenza di atmosfera.

Proprio questo è il problema principale, che impedisce di fare salti di gioia per aver finalmente trovato un analogo della Terra, per di più a una distanza ragionevole: purtroppo non si è al momento in grado di stabilire se l’esopianeta abbia un’atmosfera e, se sì, di che tipo.

AAA Cercasi JWST per analisi atmosferica

Si tratta di un aspetto essenziale per confermare l’abitabilità di Gliese 12b: difatti, l’assenza di atmosfera o la presenza di una troppo densa di idrogeno (di solito associata a pianeti grandi almeno il doppio della Terra, comunque), non deporrebbero bene a tal fine.

Insomma, sarà necessario attendere ulteriori osservazioni da parte di telescopi più potenti, come l’onnipresente JWST, che i ricercatori hanno già indicato quale strumento ideale per analisi più approfondite.

Il nostro amato telescopio spaziale dovrebbe, infatti, essere in grado di stabilire la composizione atmosferica dell’esopianeta, grazie alla cosiddetta spettroscopia di assorbimento: la luce di Gliese 12, passando attraverso l’atmosfera del pianeta, viene assorbita in certe lunghezze d’onda, il che fornisce un’idea di quali gas la compongano.

In ogni caso, avere la possibilità di studiare un esopianeta così vicino e apparentemente così simile al nostro è una vera e propria manna dal cielo per fare progressi non solo indirettamente nella conoscenza del Sistema Solare, ma anche nella ricerca di vita altrove nella Via Lattea, essendo le nane rosse il tipo di stella più comune (60-70%) in essa presente.

(Originariamente pubblicato su Storie Semplici. Il titolo dell’autore potrebbe essere modificato dalla redazione)

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Pubblicato da Girolamo Castaldo

I miei interessi principali sono scacchi, sci, anime, manga, videogiochi, musica e (astro)fisica. Storie Semplici: http://storiesemplici.substack.com

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