Alfredo Biondi, quando Prima Repubblica provò a fermare nascita della Seconda

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Data ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2020

Ieri è morto Alfredo Biondi. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo lunedì.

Avvocato di fama, fu uno storico leader del Partito Liberale nella prima Repubblica. Ove fu anche Ministro all’Ecologia nel Governo Craxi e alle Politiche comunitarie nel Governo Fanfani.

In realtà, ha lasciato anche una impronta nella Seconda Repubblica. Proprio quando è sorta. Incarnando quello zampino con cui la vecchia politica tentava di bloccare la nuova che avanzava. Certo, nuova per modo di dire, visto che i protagonisti erano sempre quelli. Seppur sotto bandiere diverse.

Anche la stessa Forza Italia di Silvio Berlusconi, per esempio, si proponeva come la novità. In antitesi al vecchio modo di fare politica. Ma al suo interno presentava molti socialisti e democristiani riciclati. Oltre al fatto di essere un progetto politico messo in piedi dall’imprenditore di Arcore per fuggire alle sue responsabilità giudiziarie.

Lo stesso Alfredo Biondi aderì a Forza Italia, che comunque, a parte quanto detto prima, si presentava anche come progetto liberale. Una rivoluzione che il Cavaliere non ha mai in realtà attuato, perseguendo anche nei governi futuri al primo, i propri interessi personali.

Orbene, Alfredo Biondi era proprio Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi I. Il primo della Seconda Repubblica. E firmò un decreto che fu ribattezzato Salvaladri. Ecco perché.

Alfredo Biondi e il decreto Salvaladri

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Come ricorda Il Fatto quotidiano, il 13 di luglio, mentre l’Italia batte la Bulgaria a Usa ’94 grazie ad una doppietta di Roberto Baggio, passando così le semifinali, il governo vara il decreto Biondi.

Esso abolisce la custodia cautelare per i reati finanziari (tra cui la corruzione e la concussione) e contro la Pubblica amministrazione, limitandola ai casi di omicidio e di reati associativi come mafia e terrorismo.

Il decreto, notarono in molto, era arrivato due mesi dopo l’esplosione del caso Fiamme Sporche: nell’aprile del 1994 il pool di Mani Pulite aveva scoperto che quasi tutte le grandi imprese di Milano pagavano tangenti ai finanzieri. Gli indagati erano arrivati a oltre 600, tra loro c’era anche Berlusconi.

Potenza del provvidenziale decreto, i responsabili non possono essere arrestati e oltre 2.750 detenuti vengono rilasciati: in 350 erano finiti dentro per Tangentopoli.

Per protesta il pool di Milano si dimette. Nasce così il “popolo dei fax”che  inonda gli indirizzi istituzionali e il decreto viene ribattezzato Salvaladri.

Contro il decreto, comunque, si muoveranno proprio gli alleati di Berlusconi. La Lega di Umberto Bossi, grande sostenitrice di Mani pulite, e Alleanza Nazionale guidata da Gianfranco Fini. Poiché ci videro puzza di ciambella di salvataggio nei confronti degli indagati.

Alfredo Biondi ribadisce la sua buona fede, ma fatto sta che il decreto verrà lasciato decadere il 21 luglio.

Ma ormai il vento forte che soffiò tra il 1992 e il 1993, andava affievolendosi. L’Italia si lascerà abbindolare da Berlusconi altre volte, mentre la sinistra si lascerà abbindolare dal liberismo oltreoceano. Il resto è storia nota.

Alfredo Biondi carriera

Dopo la caduta del governo, Biondi sarà vicepresidente della Camera, e poi senatore fino al 2008. Con la nascita del Popolo delle libertà, per lui non c’è più posto.

Ma non demorde: nel 2014, insieme a Renato Altissimo e Carlo Scognamiglio, fonda il movimento politico i Liberali. Ma ormai di liberali, veri o presunti, ce ne sono fin troppi.

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