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ALDO MORO, UN POLITICO SCOMODO PER MOLTI

Data ultima modifica: 9 Maggio 2010

Trentadue anni fa veniva giustiziato dall’organizzazione terroristica di estrema sinistra, le Brigate rosseil Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro; fu il tragico epilogo di un sequestro iniziato il 16 marzo dopo che Moro era stato rapito in Via Fani e la sua scorta trucidata (composta da Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi), giorno non casuale, visto che quello era il giorno della presentazione del nuovo Governo guidato da Giulio Andreotti.
Le Br volevano utilizzare il rilascio di Moro come contropartita per la scarcerazione dei brigatisti detenuti, ma la fermezza del Governo Andreotti, soprattutto da parte di quest’ultimo e dell’allora Ministro degli interni Francesco Cossiga, fece sì che lo Stato non cedesse al loro ricatto e cercasse di stanare i terroristi e il loro covo. Una scelta che si rivelò tragica, e forse dalla dubbia concreta volontà del Governo, giacché Moro agli occhi di molti democristiani e dei Servizi segreti (che rallentarono di molto le ricerche, pur avendo chiari indizi su una tipografia dove i brigatisti spesso stampavano i loro messaggi) rappresentava un serio pericolo per gli equilibri internazionali, giacché auspicava una nuova stagione politica attraverso un “compromesso storico” che portasse il Pci al Governo, trovando la già consolidata disponibilità del loro segretario di allora, Enrico Berlinguer, che già qualche anno prima aveva parlato di “convergenze parallele” per il bene del Paese, in un periodo delicato quale sono stati i fermentati anni ‘70.
In realtà anche gli stessi americani temevano uno spostamento dell’asse politico italiano verso quello sovietico, e soprattutto perché stretti contatti con il Partito comunista sovietico avrebbe consentito loro di venire a conoscenza, in piena guerra fredda, di piani militari e di postazioni strategiche supersegrete della Nato. Anche i sovietici non erano del tutto entusiasti di un possibile Governo catto-comunista, poiché il comunismo si sarebbe accordato con politici che in passato si erano serviti spesso dell’aiuto di associazioni mafiose, logge massoniche (P2) e dei servizi segreti. Oltre poi al fatto che la Dc avevano beneficiato di aiuti finanziari (spesso sottobanco) da parte degli americani.
Insomma l’apertura di Moro ai comunisti non piaceva a tanti, e in fondo la sua liberazione ad un certo punto pareva quasi da doversi evitare, mascherando tale brutale scelta con la necessità di mostrare alle Br e agli altri gruppi terroristici che lo Stato era forte e non poteva trattare con un gruppo eversivo.
Non sapremo mai come sarebbe stata oggi l’Italia se si fosse creato un Governo formato da cattolici e comunisti. Forse ci sarebbero state le riforme utili al Paese, una migliore amministrazione della “cosa pubblica”, non ci sarebbero state tante vittime del terrorismo comunista, non ci sarebbe stata tangentopoli. Come non sappiamo come sarebbe stata se il Governo avesse trattato con le Br, facendo liberare Moro. Forse le Br sarebbero uscite più forti, il terrorismo di estrema destra sarebbe stato più sanguinoso, il Governo ne sarebbe uscito indebolito.
Sappiamo però com’è andata dopo quel 9 maggio 1978.:
1) I principali oppositori alla trattativa con le Br, all’interno della Dc, Andreotti e Cossiga, hanno continuato una proficua carriera, anziché dimettersi dai rispettivi delicati incarichi e ritirarsi a vita privata, come sarebbe successo in un normale Stato democratico. Il primo è stato nominato altre 4 volte Presidente del consiglio e 5 volte Ministro degli esteri; il secondo fu eletto una volta Presidente del Consiglio e addirittura Presidente della Repubblica. Attualmente sono entrambi senatori a vita.
2) Il Pci ha cominciato la sua irreversibile perdita di voti e di identità proprio da quel triste giorno; se nell’elezioni del ’76 il Partito comunista aveva raggiunto il 34,4% dei consensi (il massimo storico) negli anni successivi scese anche sotto il 30%, subendo la batosta definitiva con il crollo del muro di Berlino e di conseguenza, dei regimi comunisti dell’est europeo.
3) Le brigate rosse uscirono dal caso Moro paradossalmente più indebolite. Infatti a partire dal 1980 subirono delle spaccature in diverse sott’organizzazioni, complici anche i diversi arresti di personaggi di spicco dell’organizzazione (fautori anche del sequestro Moro). La più importante sott’organizzazione è “Le Brigate Rosse 28 per la costruzione del Partito Comunista Combattente”, tutt’oggi ancora attiva, avendo assassinato nel ’99, il collaboratore del Ministro del Lavoro Bassolino, D’Antona e nel 2003 il collaboratore del Ministro del Welfare Maroni, Biagi. Oltre poi ad aver inviato diverse lettere minatorie con bossoli fatte pervenire al nemico di turno.
4) A beneficiare della crisi crescente del Pci e di un leggero affievolimento nei consensi della Dc, fu senza dubbio il Psi cui leader in quegli anni è stato Bettino Craxi, eletto due volte Presidente del Consiglio negli anni ’80. Il partito socialista fu di fatto in quegli anni fulcro e centro di potere della politica italiana.
Da ciò si evince quanto l’omicidio Moro abbia avuto l’effetto contrario alla stessa sinistra, quella terrorista ma anche quella parlamentare.

Moro fu molto critico verso i suoi compagni di partito, scrivendogli lettere in cui traspariva l’amarezza e la delusione provata durante la prigionia. Ma ormai era già stato condannato; da loro, dagli americani, dai servizi segreti, da alcuni esponenti del Pci, prima che dai brigatisti stessi.
Il cadavere fu ritrovato il 9 maggio nel baule posteriore di una Renault 4 rossa a Roma, in via Caetani, emblematicamente vicina sia a Piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana), sia a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano). La cerimonia funebre (espletata da Papa Paolo VI) venne celebrata senza il corpo dello statista per esplicito volere della famiglia, la quale ritenendo che lo stato italiano poco o nulla aveva fatto per salvare la vita di Moro, rifiutò il funerale pubblico ufficiale di stato, scegliendo di svolgere le esequie in forma privata.
L’omicidio Moro, una delle tante vergogne dello Stato italiano.




(Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Morohttp://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreottihttp://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Cossiga, “Addio alle armi” di Luca Scialò)

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