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Trent’anni fa il primo spaventoso esodo degli albanesi in Italia: ne seguiranno altri 2

Il crollo del comunismo in Albania, così come in altri paesi dell’Est Europa, ebbe epiloghi drammatici. Popolazioni allo sbando, ignari di cosa gli avesse riservato il futuro. Avere tutta quella libertà tra le mani, dopo decenni di privazione, spaventa e non poco.

E così, istintivamente, la soluzione migliore resta la fuga, una volta che quei confini così tanto invalicabili fino al giorno prima, venivano finalmente aperti. Un Mondo esterno tutto da scoprire, visto solo in Tv e con i filtri imposti dalla dittatura vigente.

Ricordo ancora quelle scene drammatiche passate in Tv. Navi stracolme di persone con gli occhi impauriti, ma nei quali si accese una speranza appena la costa italiana appariva all’orizzonte. Un po’ quanto accade oggi con gli africani. I soliti drammatici corsi e ricorsi storici.

Ricordo anche quando, alle elementari, ci chiesero di fare raccolta di abiti e generi alimentari. Per quelle persone meno fortunate.

Ma oggi l’Albania è passata dalla padella alla brace. Ovvero, dal comunismo al capitalismo. Preda, come accaduto per altri paesi ex comunisti dell’est Europa (non alla Russia, salvata dalle speculazioni finanziarie dai silovik), di affamate multinazionali straniere pronte a sfruttare la disperata manodopera locale.

Era il 7 marzo del 1991 con l’esodo di 25mila profughi albanesi verso Brindisi. Dopo prime spicciolate arrivate nel mese precedente. E ci furono altri 2 esodi quasi biblici.

Ecco il racconto di quegli anni ’90 drammatici per l’Albania.

Trent’anni fa l’arrivo degli albanesi in Italia

albanesi in italia esodo brindisi

Come riporta Ansa, del resto, la striscia di mar Adriatico che separa Brindisi da Valona misura poco più di 60 miglia. Quindi quattro ore di navigazione in tutto. Quattro ore che separano la disperazione dalla salvezza.

Quel giorno non c’erano segnali di bufera, solo in un secondo momento arrivarono le nuvole e il maltempo. Gli albanesi giunsero in Italia con carrette del mare, barconi e pescherecci, che ovviamente si trovarono in enorme difficoltà.

In gamba fu il giovane sindaco dell’epoca, Giuseppe Marchionna (37 anni) ad organizzare in fretta la macchina dei soccorsi. Lanciò un appello all’accoglienza, cercando una soluzione che soddisfacesse da un lato la necessità di tutelare l’ordine pubblico e dall’altro di evitare la presenza per strada di migliaia di disperati.

La sensibilità dei pugliesi e dell’Italia intera non si fece attendere: ai bambini furono regalati giocattoli, agli adulti vestiti e anche qualche soldo In tantissimi trovarono un lavoro, subito. Altri riuscirono a completare gli studi intrapresi in Albania e interrotti per cambiare vita.

Tra loro c’era anche Pjerin, il medico che all’epoca aveva 35 anni. Oggi è in prima linea contro il covid al 118 di Brindisi.

Albanesi in Italia: le altre 2 ondate

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Ma l’Albania non riusciva a riprendersi economicamente, vivendo soprattutto di agricoltura e piccolo commercio. E la grande e improvvisa disponibilità di denaro alimentata anche dalla nascita di attività criminali (traffico di armi e droga, immigrazione clandestina, prostituzione) dà vita, come racconta il Corriere della sera, a un fenomeno finanziario distorto. Nacquero decine di «società piramidali» che raccoglievano risparmi privati promettendo rendite a doppia cifra.

Ciò portò ad una seconda ondata migratoria dall’Albania verso l’Italia, con la sua punta più acuta e drammatica tra il 1997 e il ‘98. Nascerà un altro fenomeno criminale: quello degli «scafisti». Che da un decennio rivediamo per gli africani.

La terza ondata degli albanesi in Italia la scatenò la guerra nei Balcani e il conflitto del Kosovo. Piccola regione contesa tra albanesi e serbi. Oggi indipendente.

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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