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Cucina italiana invasa da aglio cinese: come riconoscerlo e perché è pericoloso

Data ultima modifica: 30 Marzo 2019

Basta col riso ai pesticidi cambogiano, l’olio tunisino, le arance marocchine e altre schifezze provenienti da altri Paesi stranieri…” dice Matteo Salvini da tempo e ancora oggi. Dato che lui è in campagna elettorale permanente, anche quando svolge il ruolo di Ministro degli interni. Che impone un atteggiamento austero, taciturno, poco incline ai Social e ai riflettori. Ma lui partecipa ancora a comizi e comparsate televisive.

In realtà, basta farsi un giro sul web per confusare queste invasioni barbariche nelle cucine degli italiani di cui parla Salvini. In quanto le importazioni di questi prodotti fanno parte di accordi commerciali presi con tutti i Paesi europei, pertanto vanno ad incidere solo in minima parte sul bilancio agricolo del nostro Paese. Finendo solo per integrare la domanda.

Certo, un altro conto è quello relativo alla qualità di questi prodotti. Ovvero, come vengono realizzati e se nuocciono alla salute di chi li ingerisce. Salvini ad esempio non parla mai dell’aglio cinese. Eppure, ha piazzato un suo uomo al Ministero delle politiche agricole. Si suppone proprio per combattere queste presunte invasioni ai fornelli italiani: Gian Marco Centinaio.

Che in questi giorni ha peraltro ricevuto anche la delega al Turismo. Alquanto inspiegabile, visto che questo settore economico è tra i principali del nostro Paese e meriterebbe un Dicastero a parte.

Ma a parte quest’ultimo punto che merita un post a parte, vediamo perché l’aglio cinese deve destare preoccupazioni e come [sta_anchor id=”aglio”]riconoscerlo[/sta_anchor].

Perchè aglio cinese fa male

aglio cinese foto

Come riporta Sapere è un dovere, l’aglio è un alimento indispensabile oggigiorno nelle cucine di tutto il mondo. Viene utilizzato in ogni tipo di ricetta e fa bene all’organismo. A patto che sia naturale e non “modificato” in qualche modo.

Ebbene, è stato scoperto che in Cina si coltiva aglio per poi sbiancarlo artificialmente e venderlo nei mercati degli altri Paesi, fino a raggiungere gli Stati Uniti. Ma scopriamo cosa fanno di sbagliato i cinesi e come riconoscere un bulbo di aglio importato dalla Cina da uno che non proviene da così lontano.

Pochi sanno che l’80% dell’aglio venduto in tutto il mondo proviene dalla Cina. Solo nel 2014 gli USA importarono dalla Cina più di 62 milioni di chili di aglio e ogni anno la cifra sembra aumentare! Ebbene, è stato appurato che proprio parte di quell’aglio venduto in tutto il mondo viene sbiancato con candeggina e ricoperto di pesticidi!

Non solo, delle ricerche hanno appurato che quell’aglio viene coltivato in acque di fognatura e contaminato col piombo. La candeggina in particolare viene usata per eliminare le macchie di sporco, anche se naturali. Secondo Henry Bell dell’Australian Garlic Industry Association la candeggina uccide gli insetti e aiuta a rendere più bianco il bulbo, ma contiene anche una tossina pericolosa, il bromuro di metile che, se assunto in larghe dosi, può causare problemi al sistema nervoso centrale.

Aglio cinese come riconoscerlo

aglio cinese fa male

Come riconoscere l’aglio cinese? Per prima cosa bisogna vedere se l’aglio che si sta per comperare presenta le radici. In Cina devono rimuovere le radici per poterlo vendere all’estero, mentre i contadini degli altri Paesi non hanno quest’obbligo.

Seconda cosa, bisogna prenderlo in mano e pesarlo. L’aglio cinese contiene una grande quantità d’acqua e quindi è più leggero. Inoltre si può osservare il bulbo, se è duro, l’aglio è di buona qualità.

Terza ed ultima cosa, assaggiarlo! L’aglio cinese ha un retrogusto amarognolo, quasi metallico. Se avvertire un gusto di questo tipo, buttatelo via.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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