AFRICA E APPENNINI: LA CAUSA DEI TANTI TERREMOTI IN ITALIA

LE CONTINUE SCOSSE NEL CENTRO ITALIA, AVVERTITE ANCHE IN VENETO, PUGLIA E CAMPANIA, SONO CAUSATE DALLA SPINTA VERSO NORD DELL’AFRICA E DELL’ALLARGAMENTO VERSO EST DELLA CATENA APPENNINICA
L’Italia del Centro e del Sud continua a tremare ormai da anni. Tante le Regioni interessate dal fenomeno: dall’Emilia alla Toscana, dall’Umbria alla Campania, fino alla Sicilia. La nostra Penisola è interessata da un duplice movimento: dell’Africa e degli Appennini, come se il nostro Paese stesse assumendo una forma più schiacciata verso est.
GLI APPENNINI – Secondo gli esperti è colpa dell’Appennino che si assesta. Quando nel dicembre 2014, a tremare era stata la terra sotto Gubbio regostrado i 3.3 della scala Richter, il direttore del dipartimento terremoti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv Claudio Carraba spiegò al Corriere della Sera “tra i due fenomeni non c’è legame anche se la causa in origine è sempre la stessa che ha avuto a che fare in passato con il terremoto dell’Irpinia e quello dell’Aquila”. Si tratta dell’estensione di tutta la catena appenninica, una spese di “allargamento in direzione nord-est-ovest con la parte verso l’Adriatico che si inabissa sotto i Balcani.

Infatti nello stesso periodo anche in Bosnia Erzegovina si è registrato un terremoto di magnitudo 4.6. I monti del Matese sono considerati ad alto rischio sismico: qui il 23 novembre del 1980 la scala Richter ha toccato il settimo grado ma anche nel 1688 e nel 1805 si erano verificati altri due terremoti di intensità analoga. L’attenzione degli esperti si concentra sulla zona umbro marchigiana che rilascia energia sismica quasi di continuo.
Nelle ultime settimane tutto il Sud ha mostrato una importante attività sismica. La terra ha tremato a Messina dove il 23 dicembre si sono raggiunti i quattro gradi di magnitudo, e otto giorni prima nel golfo di Noto, a Capo Passero si era registrata una scossa della stessa intensità. Sembra che la catena montuosa si stia schiacciando verso il basso. Di qui i maggiori terremoti nel sud.
terremoto-centro-italiaL’AFRICA – Se da una parte ci sono gli Appennini che si allargano, dall’altra c’è sempre la zolla africana che, spingendo verso Nord la zona euroasiatica, accumula energia che periodicamente viene rilasciata. E in questo contesto rientrano i terremoti in Turchia di 5,9 gradi e quello che si è registrato nelle Isole Canarie in Spagna.
In Italia il forte terremoto verificatosi in Emilia un anno e mezzo fa, e quelli recenti in Toscana, sono il frutto dello scontro tra le placche della crosta terrestre, l’africana contro quella europea. Questo in generale. In particolare è la conseguenza della compressione tra nord e sud che si crea fra le due zolle del pianeta. La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, scuotendola vigorosamente. Nell’arco di una giornata nel mese di maggio 2012, si sono registrati oltre un centinaio di sismi di varia magnitudo ma alcuni con livelli tra 4 e 5 della scala Richter, quindi rilevanti e in grado provocare seri danni, disastri e purtroppo vittime.
La compressione fra le due placche che ha generato la faglia deve liberare l’energia accumulata. E questo può avvenire in tre maniere. La prima in un breve arco di ore, come è avvenuto in questo quel caso, con movimenti tellurici di media intensità superiori al quinto grado della scala Richter; la seconda con piccoli sismi che si distribuiscono in qualche giorno; il terzo modo è invece un rilascio di energia lento e lieve al punto da non fare nemmeno sussultare i pennini dei sismografi e quindi nessuno se ne accorge.
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