A Napoli si sta consumando un pericoloso precedente istituzionale: un Governo che espropria un quartiere

IL GOVERNO RENZI HA COMMISSARIATO BAGNOLI, QUARTIERE CHE ATTENDE IL RILANCIO DA 25 ANNI. DURE LE PAROLE DEL SINDACO DE MAGISTRIS CONTRO IL PREMIER
‘Violenza istituzionale’. Con il suo solito linguaggio colorito ma in fondo efficace, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha bollato la decisione del Governo Renzi di commissariare il quartiere della città partenopea Bagnoli. Quartiere confinante con Posillipo, Fuorigrotta e Pozzuoli, dalle grandi potenzialità turistiche dato che affaccia sul mare regalando stupendi panorami, ma pesantemente inquinato dalle industrie che per anni ne hanno deturpato il mare e l’aria. Su tutti l’Italsider.
Bagnoli attende il proprio rilancio da un quarto di secolo. Eppure, dal 1990 ad oggi, si è consumato sulla pelle dei suoi residenti un autentico scempio. Tra parole al vento e fondi europei sperperati. Due anni e mezzo fa è anche andata letteralmente in fumo, giacché distrutta da un incendio (l’inchiesta in corso dovrà stabilire se doloso o colposo), una delle poche opere ivi realizzate in questi anni: Città della scienza. L’altra è ancora in vita, anche se ogni tanto chiusa per questioni di sicurezza: il suggestivo Pontile.   

A metà agosto 2015 è arrivato a Napoli il Premier Renzi, con la sua solita dote affabulatrice, affermando che Bagnoli attendeva da troppo tempo e che il Governo si sarebbe fatto carico del suo rilancio firmando tanto di impegno scritto con il Sindaco de Magistris e l’allora Governatore Stefano Caldoro. Bene, dopo più di un anno il famoso intervento del Governo è arrivato. Autoritario, più che autorevole: Bagnoli è stata commissariata. Primo caso di esproprio a un Comune di un quartiere da parte del Governo. Roba che nei libri di storia non troviamo neppure nel Ventennio fascista. Il Commissario è Salvo Nastasi, il quale, nonostante l’età relativamente giovane in un Paese gestito da mummie, ossia 42 anni, ha già un bel curriculum. Che non gli risparmia scetticismi e critiche.

CHI E’ IL COMMISSARIO NASTASI– Responsabile per gli spettacoli dal vivo e già potente manager del Mibact, il ministero per i Beni artistici e culturali che dispensa lauti finanziamenti per le più appetitose iniziative culturali e di spettacolo in Italia, Salvo Nastasi, 42 anni, è un giovane e stimatissimo omone dal fisico possente, la barba folta, i modi sanguigni e per alcuni «un po’ troppo bruschi».
A Napoli ha già operato nel 2009 per un altro incarico da “risanatore” al prestigioso teatro San Carlo (voluto dal suo sponsor Gianni Letta) che doveva durare solo sei mesi e si è invece protratto per quasi quattro anni tra polemiche e discussioni a non finire.
Ritenuto «molto capace» nel suo specifico campo di azione, forte e ascoltato anche grazie alle buone relazioni che è in grado di costruire, il suo finora è stato un  percorso professionale costellato da contrasti, ma di riconosciuto successo. Uomo per tutte le stagioni politiche. Fedina penale immacolata ma già inquisito, nella carica di segretario generale dei Beni Culturali, per i lavori a costi gonfiati del Teatro Petruzzelli di Bari e per i lavori agli Scavi di Pompei.
Figura complessa, oltretutto, questa del neo-commissario per Bagnoli: hanno scritto che Nastasi sarebbe amico dell’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, attualmente in carcere, ma lui ha sempre smentito. Hanno detto anche che sarebbe vicino a Denis Verdini, l’ex amico di Silvio Berlusconi che ora in parlamento fa gruppo a sé e dialoga con il premier Renzi, ma lui ha sempre giurato che non è vero neanche questo.
IL NODO PRINCIPALE DA SCIOGLIERE– Oggetto principale del contendere è l’esclusione operata dal sindaco di Napoli delle ditte Fintecna e Cementir dagli appalti di bonifica dell’area flegrea. Esclusione annunciata da De Magistris nei mesi scorsi con enfasi e soddisfazione, additando le 2 società quali contenitori di malaffare e clientelismo. Difficile dargli torto visto che in tempi recenti anche la Magistratura ha ribadito che nessuna bonifica è stata avviata in quasi 20 anni di appalti e commissioni. Anzi le ditte in questione, fingendo di compiere bonifiche, hanno inquinato ulteriormente i fondali. Così, cacciati dalla finestra dalla Giunta Comunale le imprese in questione sono pronte a rientrare dall’uscio principale. Assurdo ma vero.
ALTRI ANNI BUI ATTENDONO BAGNOLI?– Era proprio così necessario commissariare Bagnoli? Quando nella succitata visita del Premier, il 14 agosto 2014, è stato firmato un protocollo col Sindaco e con l’allora Governatore Stefano Caldoro? Sarebbe bastato stanziare nuovi fondi, attribuire i lavori di bonifica a ditte serie e ‘pulite’, restituire al quartiere le innate doti turistiche ma che siano di natura sostenibile, dare maggiore voce a comitati cittadini per iniziative locali. Questi ultimi comunque pronti a scendere in campo contro questo esproprio, con tanto di manifestazione il 30 settembre prossimo, con lo slogan: “CHI HA INQUINATO DEVE PAGARE”.
La città di Napoli è sempre più istituzionalmente isolata, malgrado gli sforzi del Sindaco ex Pm di rilanciarne l’immagine. Peraltro con successo visti i dati recenti sul turismo. Accerchiata com’è da un Partito democratico sempre più fagocitante e pronto ad arruolare chiunque per accaparrarsi istituzioni. Si pensi alle alleanze di De Luca per le regionali o quelle di Renzi a livello nazionale. Il Pd vuole (ri)mettere le mani anche su Napoli, facendo calare nuovamente la notte sulla città come accaduto per anni col duo, sempre proveniente da quella parte politica, Bassolino-Iervolino. Impegnati più nella spartizione di prebende e alla conservazione del potere, che al bene della città. La lunga attesa di Bagnoli ne è la prova lampante.

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